Partiamo da Febbraio di quest’anno, dalla strage di Firenze in un cantiere dell’Esselunga che vede 4 operai morti schiacciati per un cedimento di una struttura di C.A. a seguire la centrale ENEL di Suviana che per uno scoppio della turbina rimangono uccise 7 persone, a Palermo una squadra di 5 operai addetta alla sistemazione fognaria rimangono intossicati da esalazioni perdendo la propria vita, altri innumerevoli infortuni meno eclatanti contribuiscono ad aumentare la triste percentuale di infortuni mortali, per arrivare alla mattina del 9 dicembre a Calenzano, in un deposito di carburanti presso un sito Eni: cinque morti, e 26 feriti.
Il 2024 l’anno sarà tristemente ricordato come un anno nero per gli infortuni mortali sul lavoro. I numeri, impietosi, raccontano una strage silenziosa che si consuma quotidianamente nei luoghi di lavoro, spesso a causa di errori umani o, peggio ancora, per la mancata osservanza delle normative di sicurezza da parte delle imprese.
Si possono definire stragi annunciate?
I dati parlano chiaro: un aumento preoccupante degli incidenti gravi e delle morti sul lavoro rispetto agli anni precedenti. Cantieri, fabbriche, magazzini e persino uffici si sono trasformati in teatri di tragedie evitabili. Ogni incidente porta con sé un carico di dolore incommensurabile per le famiglie delle vittime, spesso lasciate a fare i conti con l’assenza di risposte adeguate da parte delle istituzioni.
Ritengo che dietro questi numeri drammatici si nascondono diverse cause e fattori discutibili:
- Errori umani: spesso dovuti a stanchezza, formazione insufficiente o mancanza di consapevolezza sui rischi.
- Manutenzione carente: impianti obsoleti, macchinari non controllati regolarmente e ambienti di lavoro non sicuri rappresentano un pericolo costante.
- Responsabilità aziendali: alcune imprese continuano a privilegiare il profitto a scapito della sicurezza dei lavoratori, evitando di investire in misure preventive e controlli regolari.
- Normative inadeguate o non rispettate: sebbene l’Italia disponga di un quadro normativo avanzato in materia di sicurezza sul lavoro, l’applicazione resta spesso insufficiente.
E sempre bene ricordare che la prevenzione è l’unica arma efficace contro questa piaga sociale. Tuttavia, servono più controlli e sanzioni severe per le aziende che non rispettano le regole. Parallelamente, è fondamentale investire nella formazione dei lavoratori, aumentando la loro consapevolezza sui rischi e sull’importanza di rispettare le norme di sicurezza.
Ma non basta. La società civile deve alzare la voce, pretendendo giustizia per le vittime e impegni concreti da parte delle istituzioni e del mondo imprenditoriale. Non si può accettare che nel 2024, con le tecnologie disponibili e una normativa avanzata, si continui a morire sul posto di lavoro.
Una riflessione necessaria
Ogni vita persa rappresenta un fallimento collettivo. Le morti sul lavoro non sono il risultato di fatalità inevitabili, ma di un sistema che non funziona come dovrebbe. È tempo di agire, di pretendere una cultura della sicurezza che metta al centro la vita delle persone e non il PROFITTO.
Che il 2024 diventi l’anno della consapevolezza e del cambiamento: non possiamo permettere che queste tragedie si ripetano ancora.
Un invito lo rivolgo a tutti i professionisti e ai tecnici del settore sicurezza a proporre iniziative per migliorare qualsiasi aspetto della sicurezza sui luoghi lavoro. Me ne farò carico dialogando direttamente con le istituzioni affinchè dal 2025 questo dato increscioso possa calare drasticamente.